Una, nessuna, Centomila...

Pubblicato: Venerdì, 19 Settembre 2014
Vi siete guardati attorno? Non ci vuole molto per accorgersi che e' smpre piu facile trovare attorno a noi persone di differente etnia,lingua,religione. E nelle Scuole? Non si incontrano sempre piu spesso bambini dai nomi inizialmente "impronunciabili", dietro ai quali si nasconde una storia ed una cultura singolare? Non ci dobbiamo sorprendere, quindi, del ricorrente uso che si fa del termine "multicultura". Si parla di multi-cultura, infatti, perche' non ci confrontiamo piu con una sola cultura, ma con molte culture: le culture che incrociamo per le strade della citta', le culture che ci guardano, le culture che noi guardiamo con curiosita' e a cui andiamo incontro, ma anche quelle che, invece, incomprensibilmente, rifiutiamo. I bambini, ignari protagonisti di questo panorama intricato, necessitano di un supporto per conoscere i diversi aspetti della complessa realta' in cui vivono. Il rischio, infatti, e' quello che si soffermino a visoni parziali ed offuscate da pregiudizi. Se genitori ed insegnanti vivono il fenomeno multiculturale all'insegna del pregiudizio e della difesa massiccia, anche loro non potranno che adeguarsi a tale situazione. La presenza di bambini immigrati o figli di immigrati nella aule solastiche rende ancora piu attuale il dibattito. E' anche per questo che la Scuola gioca un ruolo importante per la preparazione ad una cultura dell'accoglienza. L'obiettivo principale di un'educazione multiculturale e' quello di rafforzare nel bambino il riconoscimento e l'approccio positivo verso altre etnie.
Il riconoscimento e la comprensione dell'origine e della specificita' di altre civilta' e tradizioni aiuta il bambino a prendere coscienza della diversita' e previene forme di razzismo e stereotipi culturali. Non ci si puo sottrarre a questa realta', tuttavia l'idea di una societa' interculturale non e' ancora cosi presente in tutti. E' ancora necessario instaurare una cultura della multicultura...
I motivi alla base di un approccio di questo tipo non dipendono solo dalla constatazione che la presenza straniera e' effettivamente aumentata come conseguenza del fenomeno migratorio, ma anche da considerazioni di carattere pedagogico. Certo, l'immigrazione ha fatto emergere la questione multiculturale perche' ci ha fatto incontrare gli altri, ci ha messo di fronte all'opportunita' e, forse, all'incapacita' di confrontarci su quanto e cosa condividiamo con chi proviene da altre parti del Mondo. ma l'importanza di conoscere le storie e le culture "altre", fa parte di un discorso piu ampio che comprende la necessita' di allargare gli orizzonti dei futuri protagonisti della piena globalizzazione. E' importante, infatti, che venga enfatizzato un approccio educativo improntato alla valorizzazione ed alla comprensione delle diversita'. La diversita' e' il nodo principale, la paura e la risorsa della questione multiculturale. La comprensione ed il confronto tra modi di vivere e pensare vanno al di la' del semplice concetto di tolleranza del diverso: una visione in chiave multiculturale permete al singolo bambino di percepire se stesso come un altro, a sua volta diverso per l'altro e di riconoscere le uguaglianze comunque esistenti all'interno delle tante differenze.
Il confronto non porta, pero', necessariamente ad una sintesi tra le diverse culture. Il conflitto ne fa parte e deve essere considerato per elaborarlo e gestirlo in uno scambio che conduca anche all'irrinunciabile mantenimento delle proprie diversita'. E' sempre piu emergente, quindi, l'esigenza di un'orientamento teorico ed applicativo di "pedagogia interculturale" all'interno della Scuola. Ma l'adulto, l'insegnante, sa veramente come proporsi ai suoi alunni con un approccio di questo tipo? La multicultura non si puo' insegnare solo sui libri. Deve essere un'impronta sempre presente e comunque deve passare attraverso gesti, oggetti e piccole realta' che appartengono al bambino stesso. L'apprendimento socio-affettivo, quello che riguarda i comportamenti, avviene in forme e contesti non intenzionali. E' la modalita' con cui si apprendono abitudini, opinioni, valori, la modalita' con cui il bambino impara a riconoscere il concetto di giusto e sbagliato. Per questo motivo gli appelli morali, i richiami aridi e meramente teorici non garantiscono i risultati. Il vero apprendimento e' sempre l'apprendimento di un comportamento.
Proprio perche' il bambino impara da cio' che vede e da cio che vive, allora cosa c'e' di piu presente, per lui, del gioco? Per i bambini di ogni parte del mondo, il gioco e' la modalita' principale di contatto con la realta'. Da una prospettiva antropologica il gioco e' un'abitudine sociale presente in ogni gruppo umano che, come tutte le abitudini sociali, varia al variare delle societa' e, all'interno di ognuna di esse, varia al variare dei sistemi educativi, del Mondo dei valori. Il gioco, quindi, e' un sistema per mezzo del quale il Mondo degli adulti trasmette una serie di informazioni culturali che, sotto un'apparente casualita' e indeterminatezza, nasconde un riferimento costante ad un ordine sociale e culturale. Il gioc ha, per l'adulto, il valore di medium per trasferire cultura. Attraverso un semplice giocattolo, gli adulti trasmettono importanti definizioni sui ruoli e sugli atteggiamenti. In quest'ottica, anche giocando con le ombre cinesi, o sperimentadosi nel suonare nuovi strumenti musicali, i bambini possono conoscere le altre culture. Giocare con i giocattoli appartenenti a contesi culturali differenti significa anche, indirettamente, conoscere i valori che essi inevitabilmente trasmettono, significa rendere piu vicine quelle realta' apparse sempre troppo lontane.
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