Riscopriamo i giochi all'aperto

Pubblicato: Lunedì, 22 Settembre 2014
Insegnate ai vostri figli i vecchi giochi all'aperto", l'appello degli psicologici.
Ecco perche' arrampicarsi sugli alberi fa crescere meglio.

Un manifesto per tornare a giocare nei parchi. Per riscoprire l'acqua, la terra, la sfida di fare lotta e arrampicarsi sugli alberi, per abbandnare mouse, tastiere e PC e rifugiarsi in una tana segreta, in una casa tra i rami, in un vascello fatto di legni e bastoni. Correndo, bagnandosi, sporcandosi. respirando. La vita "fuori" contro la vita "dentro": perche' giocando si cresce e l'intelligenza si sviluppa. Il movimento e' europeo, trasversale, non solo ecologista, ma soprattutto educativo: fate ritrovare ai bambini il senso della natura, dell'aria, della fisicità: altrimenti diventeranno grassi e infelici. La strategia: recuperare i giochi scomparsi. Dalla lotta, che insegna il senso del limite, al nascondino, dall'arrampicarsi all'acchiapparsi. Il pallone, la corda, la corsa, l'altalena per sentirsi liberi, le fontanelle e i rifugi delle formiche. Mondo bambino. Dove, dice l'Istat, la vita e' sempre piu indoor, il 97% dei bambini italiani afferma di giocare esclusivamente "in casa", mentre campi, parchi e giardini - secchi, sporchi, spesso pericolosi - scendono agli ultimi posti in classifica. In una erosione che via via rimpicciolisce cortili, spazi verdi, marciapiedi, a favore dei giardini di cemento. E' il mondo in chiaroscuro dell'infanzia italiana cosi come lo racconta il libro " A piedi nudi nel verde" - Giunti Editore - di Anna e Albertina Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma la prima, docente di Filosofia della Scienza a Chieti la seconda.
Un libro "militante per spiegare quanto i nostri bambini abbiano bisogno di riscoprire i giochi di movimento e all'aria aperta, perche' tutto questo li aiutera' a crescere, a sviluppare la loro intelligenza". A ritrovare insomma il loro cuore "Robinson". Una tesi quasi controcorrente, in tempi di mamme tigri competizioni esasperate tra bimbi di 7/8 anni, con le giornate piene di impegni irrinunciabili, e un po' di relax soltanto la sera davanti al PC.
"L'idea di questo libro mi e' venuta ascoltando alcuni genitori che sostenevano come l'agora' dei bambini del nostro tempo sia ormai Internet. Invece no: l'infanzia e' fatta di movimento e di scoperte, i bambini devono correre, sporcarsi, misurarsi in spazi liberi. E' qui che si sviluppa il pensiero, attraverso la motricita', i cinque sensi, la fantasia. Ma le citta' sono diventate cosi pericolose - aggiugne Oliverio Ferraris - che gli adulti hanno paura, e la loro paura confina i figli dentro casa".
Con il risultato che i piu piccoli diventano grassi, irritabili, disattenti. Bimbi cosi ignari della natura da citare "i pesci bastoncino e le mucche blu", come nella pubblicita'. "In molte citta' del Nord Europa strade e centri sono stati riconvertiti in luoghi da gioco, penso all'esperimento di alcune citta' tedesche dove ogni giorno diverse strade vengono transennate per far spazio ai bambini con palloni e biciclette".
Esperimento impossibile nella giungla del traffico italiano. Eppure un esempio di vita en plein air, dove sperimentare totalmente l'esperienza del gioco, sono in Italia i Centri Cemea, basati sul principio dell'educazione attiva e sul modello nato in Francia nel 1937. "Nei soggiorni estivi per bambini e adolescenti - racconta Gianfranco Staccioli, presidente del Cemea Italiano - in ambienti dove la natura e' fondamentale, noi cerchiamo di sviluppare proprio questo: il gioco come opportunita' nella costruzione di se', attraverso il movimento, il teatro, ogni tipo di attivita' ludica, che sviluppino sia l'ambito cognitivo che quello relazionale e affettivo del bambino".
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