Il difficile mestiere di Padre

Pubblicato: Lunedì, 22 Settembre 2014
Quando torna tuo padre vedrai!
In un passato non molto lontano, questa era la frase solitamente usata da madri sfinite per apostrofare i propri figli quando varcavano i limiti della sopportazione. E' una frase emblematica che racchiude in se' una modalita', definita e lineare, di concepire i ruoli all'interno della famiglia, dove il padre era colui che esercitava l'autorita', l'indiscusso garante dell'ordine e della disciplina. Quella del "pater familias" e' ormai un0immagine sbiadita, consumata dal tempo e dalle molteplici trasformazioni sociali, attraverso un percorso incessante che ha ridefinito i confini tradizionali dell'essere padre e madre. Dal dopoguerra ad oggi, infatti, la famiglia ha subito cambiamenti di notevole portata, con la conseguenza di una riformulazione inevitabile e necessaria degli aspetti di ruolo nella coppia genitoriale, un tempo cosi rigidamente definiti. Non dimentichiamo che, lungo questo periodo, le donne hanno compiuto un cammino lento e faticoso, un percorso fatto di rivendicazioni dei propri diritti, di prese di coscienza che gradualmente le hanno portate a riconoscersi in un ruolo ampio e complesso, che non coincide piu' esclusivamente con l'essere moglie e madre. L'ingresso nel mondo del lavoro ha aperto orizzonti che le nostre nonne neanche potevano immaginare.
E' cambiata, di conseguenza, anche l'aspettativa che le donne hanno nei confronti della paternita' dei loro compagni : i numerosi impegni da assolvere necessitano inevitabilmente di una presenza piu' continuativa da parte dei padri e di un'assunzione di compiti e responsabilita' che un tempo non erano neppure concepibili per un uomo. Il padre, quindi, non e' piu' colui che impone la propria autorita' e che interviene esclusivamente nei momenti di crisi, ma ha la funzione di svolgere un ruolo attivo nell'educazione dei figli, garantendo una presenza emotiva costante. Tra gli anni '60 e '70, le generazioni di padri si sono caratterizzate per un'attenzione affettiva, un desiderio di vicinanza e una facilita' di comunicare emozioni nel rapporto con i propri figli sicuramente maggiore che in passato. Secondo Jacques Arenes ("C'e' ancora una padre in casa? Ed. Magi"), quest'aspetto puo essere riconducibile al tentativo di voler essere differenti dai loro stessi padri per non riprodurre modelli relazionali spesso segnati dall'incomunicabilita' e dall'autoritarismo, frequenti nelle generazioni precedenti. Penso a mio padre e subito mi torna in mente il suo rapporto ai limiti dell'inaccessibilita' con mio nonno, rapporto che non lasciava spazio alla possibilita' di aprirsi al dialogo, di esprimere emozioni o esporre dubbi, semplicemente perche allora non si usava. E penso anche ai suoi sforzi, devo ammettere ben riusciti, per non riproporre con me quello stesso modello basato sull'assenza di comunicazione, ma diventando punto di riferimento e porto sicuro in cui approdare nei momenti di difficolta'. L'accesso alla paternita' e il modo in cui gli uomini si percepiscono in questo ruolo non puo' prescindere dal modo in cui loro stessi hanno vissuto la relazione con il proprio padre. Inizia allora una ricerca estenuante per trovare la giusta modalita' di porsi di fronte ai figli, preoccupati di non ripetere gli stessi errori dei propri padri, con il desiderio di esercitare questo ruolo nel modo migliore. Ma padri non si nasce ed il rapporto si costruisce sul campo, con il carico di dubbi e di incertezze da cui e' difficile sottrarsi. E' ormai riconosciuto che anche il padre, e non solo la madre, costituisce una figura di attaccamento significativa per il bambino nei suoi prossimi anni di vita.
Nella ricerca di nuovi modelli i giovani padri, infatti, sentono la necessita' di entrare in contatto con il proprio figlio fin da subito, impegnandosi e coinvolgendosi nelle cure quotidiane; questa presenza ravvicinata e' mediata dal contatto fisico e da una comunicazione che si traduce in gesti, sensazioni, emozioni. Tutto cio' non significa sovrapporsi alla figura materna, ma divenire complementari ad essa, con aspetti e peculiarita' propri. La letteratura riporta che la relazione tra padri e neonati e' caratterizzata da uno stile personale che si contraddistingue per un ritmo piu' vivace, e discontinuo, rispetto allo stile materno piu' lineare ed armonico. Cio' si riscontra anche nei giochi : i padri solitamente utilizzano una modalita' ludica ricca di movimento e particolarmente stimolante per il bambino, ad esempio quando lo sollevano in aria o lo tengono sulle ginocchia. E' il padre che si inserisce gradualmente nella diade madre-figlio, assumendo una funzione socializzante e garantendo, attraverso il gioco, l'esplorazione del mondo al di fuori della sfera materna. E' con il padre che il bambino mette alla prova la capacita' di negoziare il proprio ambito di potere attraverso le sfide corporee, le battaglie fisiche, le prove di forza. I figli imparano a crescere anche attraverso l'interiorizzazione di regole, la sperimentazione di limiti; e questo i padri lo sanno bene. Spesso e' proprio in merito a tale questione che nascono le difficolta' : il rifiuto di un modello autoritario non equivale a soddisfare qualunque richiesta provenga dal figlio. Porre dei limiti significa amare, significa accompagnare il bambino lungo il percorso di strutturazione e definizione della sua personalita'. Ma un padre per dire di no deve aver stabilito fin dall'inizio un'alleanza con il proprio figlio, deve essere credibile ai suoi occhi e garantire la sua presenza nei momenti di difficolta'. Tanto piu' quando i figli diventano adolescenti ed i padri non sono piu' gli eroi forti ed imbattibili dell'infanzia, ma appaiono con le loro manchevolezze e fragilita'. E' inutile inseguire l'utopia del padre ideale, perfetto; come scrive Silvia Vegetti Finzi, autrice del libro "A piccoli passi", un buon padre oggi "[...] e' chi cerca per tentativi, per prove, spesso anche per errori, di essere un buon padre secondo modelli e comportamenti ancora in gran parte da inventare, da sperimentare. Un padre che [...] e' capace di mettersi in discussione, che e' disposto ad affrontare le crisi e i conflitti[...] E a modificarsi."
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