La Mediazione familiare - 4 Parte

Pubblicato: Lunedì, 22 Settembre 2014
Mediazione familiare ed Obbligo di mantenimento
4.1 - La mediazione delle questioni economiche
In un recente convegno tenutosi a Roma, organizzato da un gruppo di giovani avvocati sensibili alle tematiche della famiglia e della mediazione, i relatori si sono profusi nel dimostrare come la separazione personale dei coniugi rappresenti la vicenda piu anti-economica che possa interessare un nucleo familiare, con conseguenze piu gravi di una malattia invalidante o di un lutto. Dal punto di vista degli economisti, quindi, la questione si riduce sinteticamente nello stabilire come allocare in capo ai protagonisti della separazione le esternalita' negative derivanti dalla rottura del vincolo coniugale. Peccato che i costi di una vicenda cosi complessa non siano solo afferenti al piano economico, ma si estendano ad interessare la sfera degli affetti piu profondi, la percezione di se stessi e dell'altro, il tradimento di un progetto di vita. La scelta di affrontare questo scenario tanto critico e delicato attraverso gli strumenti della mediazione familiare si rivela utile in termini di condivisione sui risultati, preferibile dal punto di vista della gestione degli aspetti emotivi connessi. Nel momento in cui il rapporto coniugale arriva al punto di rottura e' necessario che i coniugi prendano delle decisioni sulla divisione dei beni e su tutte le questioni finanziarie. L'approccio mediativo consente di lasciare ai soggetti interessati il loro ruolo di protagonisti, individuando le macro-problematiche (c.d. macro concepts) verso il soddisfacimento delle esigenze specifiche del caso (c.d. micro applications). Come nel precedente capitolo si e' cercato di dimostrare, qualsiasi metodologia alternativa alla mediazione, basata su criteri semi-automatici derivanti dalla prassi dei Tribunali o su un'applicazione asettica di seppur utili modelli matematici, incorre nei rischi riguardanti tutte le soluzioni imposte dall'alto, geneticamente colpite dal germe della mancata negoziazione. Le questioni finanziarie da valutare possono riguardare l'assegnazione della casa familiare, la divisione di un patrimonio aziendale o azionario, la cessione di immobili, ma la problematica piu scottante e fonte di conflittualita e' rappresentata dalla definizione dell'assegno di mantenimento per i figli e per il coniuge. Al fine di risolvere la questione prosaicamente sintetizzabile nell'espressione "chi deve dare a chi e soprattutto quanto", il mediatore dovra' per prima cosa acquisire le necessarie informazioni, chiarendo chi sono i protagonisti, di cosa hanno bisogno, cosa vogliono ottenere. Il percorso mediativo frammentera' le problematiche e le mettera' nell'ordine di priorita' voluto dai coniugi, lascera' emergere i loro interessi immediati e quelli mediati, nella tensione verso il miglior accordo possibile, sottolineando tuttavia come il mediatore abbia il compito di gestire il processo e non di risolvere i problemi (Chip Rose). Quello che avviene nel percorso di mediazione familiare sulle questioni finanziarie e' stato simbolicamente rappresentato ricorrendo all'immagine della scala: in alto si collocano gradini ampi, ovvero i concetti generali, gli obiettivi, i principi (c.d. macro livello), scendendo si trovano gradini piu stretti, ovvero le applicazioni specifiche e i dettagli (c.d. micro livello). Il mediatore accompagna i protagonisti lungo la scalinata, spostando l'attenzione sui gradini piu alti che rappresentano le aree di interesse condivise ( la casa familiare, il mantenimento etc.), che stimolano a ricercare l'accordo sui gradini piu piccoli, i dettagli applicativi. I coniugi accettano di partecipare al percorso quando comprendono che e' nel loro interesse. Il mediatore ha la funzione di veicolare l'informazione che il raggiungimento degli obiettivi alla fine della scala dipende dal comportamento di chi la percorre, ottenendo il duplice risultato di responsabilizzare i protagonisti e nel contempo fornire loro una serie di strumenti per orientarsi (Rose).
4.2 - Gli accordi sul mantenimento
Il percorso della mediazione si articola in quattro fasi: la raccolta delle informazioni, l'individuazione delle opzioni e delle rispettive conseguenze, la scelta di una possibile soluzione in particolare, la definizione negoziata di un accordo. Far comprendere ai coniugi tale progressione e applicarla per la definizione di ciascuna macro area di interesse consente di stemperare l'inevitabile tensione emotiva e di separare le persone dal problema. La macro area del mantenimento rappresenta una delle questioni piu complesse da trattare in mediazione, oltre all'affidamento, ancor piu oggi alla luce dell'intima connessione tra le due problematiche, creata dalla riforma illustrata nel capitolo precedente. Uno dei principali motivi di conflittualita' consiste nel fatto che l'adempimento dell'obbligo di mantenimento, per la sua stessa natura di vincolo, implica una interdipendenza tra le parti in una fase in cui le stesse si stanno allontanando. L'aspetto psicologico sotteso attiene al concetto di perdita, non solo del reddito dell'altro, ma della sua presenza e di quella dei figli. Se sulle questioni patrimoniali i protagonisti del processo mediativo possono trovare piu facilmente binari convergenti verso l'aumento del profitto e della stessa consistenza economica, sulla problematica del mantenimento gli interessi si divaricano. In tale contesto sussiste tuttavia una tematica che puo' gettare una luce nuova su un approccio alternativo alla risoluzione del problema: tutelare i figli e' generalmente un obiettivo condiviso e negoziare e' l'unica strategia che consente il suo raggiungimento. Alla luce del testo novellato dell'art.155 c.c., come precedentemente illustrato, quello che era obbligo di mantenimento e' divenuto obbligo di cura, dalle cui modalita' di realizzazione dipende la definizione del quantum del mantenimento per i figli. Nel nostro ordinamento sussiste quindi un duplice ordine di motivi che dovrebbero incentivare i protagonisti della mediazione alla formazione di un accordo negoziato: l'obiettivo o macro area di tutelare i figli e la definizione di un assegno di mantenimento rispondente alle finalita' della nuova normativa. Il mediatore ha il compito di far comprendere, ove necessario, che la richiesta di un assegno con finalita' punitiva dell'onerato non solo non si traduce nell'effettivo perseguimento dell'interesse dei figli, ma puo risultare illegittimo alla luce dei criteri legali. I modelli di calcolo matematici, a differenza delle somme fisse solitamente stabilite nelle aule di Tribunale sulla base di discutibili criteri automatici, per altro assai variabili da un foro all'altro, consentono di partire da dati oggettivi (i redditi, il costo del figlio in un determinato ambito territoriale e in una determinata fascia di eta' e cosi via). La rappresentazione dei dati di realta' stempera la tensione ed inevitabilmente implica una riflessione non su cosa si vorrebbe ottenere ma su cosa si puo ottenere. Tendenzialmente la questione del mantenimento dei figli e' affrontata con maggior impegno da parte dei coniugi, stante l'obiettivo comune del benessere della prole. Tuttavia la conflittualita' puo sorgere nel momento in cui la discussione verte sulle modalita' di raggiungimento di tale finalità. E' quindi necessario che ciascun protagonista possa esprimere la propria idea e le proprie preoccupazioni, come fase preliminare ma fondamentale al fine di una buona negoziazione. In questa fase il modello di calcolo puo fornire dati di realta', ma da solo non e' sufficiente, sia perche si tratta comunque di uno strumento non partecipato sia perche talune specifiche necessita' possono non essere prese in considerazione dal modello stesso. A tal fine e' necessario identificare in sede mediativa tutte le categorie di spesa riguardanti i figli, considerando l'arco temporale di un anno. Si viene a delineare nuovamente una scala, un insieme costituito da sottoinsiemi, i quali costituiscono la sede della negoziazione, alla luce dei contenuti assegnati dai coniugi al gradino piu grande "mantenimento dei figli". Nell'ambito di tale percorso sara' necessario che gli accordi considerino il parametro legale voluto dalla riforma, ovvero i tempi di permanenza ed il mantenimento diretto, per non arrivare a situazioni squilibrate che rischierebbero di non essere omologate in Tribunale. Allo stesso modo e' opportuno far comprendere che si stanno negoziando non i figli ma i risultati finali, non il primo ma l'ultimo gradino. Per poter giungere ad accordi sul mantenimento del coniuge sara' necessario utilizzare strategie similari, focalizzando l'attenzione dei protagonisti su quali siano gli obiettivi e gli interessi comuni, ad esempio quello di addivenire ad una contrattazione stabile e duratura. Sarebbe utile che si sviluppassero modelli di calcolo semplificati per il solo assegno del coniuge, basati su dati statistici, da integrare poi in sede di negoziazione. Il tema richiederebbe idonei approfondimenti, ma in questa sede basti sottolineare come l'accordo sul mantenimento ragionevole, negoziato e fondato su dati di realta', non solo sara' accettato nelle sedi giudiziarie ma soprattutto sara' destinato ad essere rispettato.
4.3 - Il caso dei coniugi stranieri
Durante la mia esperienza di tirocinante, accanto alla Dott.ssa Barbara De Ronzo, psicoterapeuta e mediatrice familiare, ho potuto verificare come i protagonisti della mediazione, due coniugi stranieri a Roma, dopo otto anni di trafila burocratica per il ricongiungimento familiare richiesto dal marito, siano passati progressivamente dalla confusione verso la consapevolezza. L'idea della separazione era venuta ad entrambi, ma per motivi diversi che non possono essere approfonditi in questa sede. Il marito, che per otto anni aspetta l'arrivo della moglie e della loro figlia, lasciata nel Paese d'origine quando aveva solo tre anni, nel frattempo si scontrava con le difficolta economiche, burocratiche e di integrazione. La visione dell'Italia diveniva disincantata e realistica. Dopo otto anni di attesa, finalmente la moglie puo entrare in Italia con la bambina ormai undicenne, per ricongiungersi ad un marito ormai perfettamente integrato e molto cambiato. Quando le viene chiesto dalla mediatrice se ha pensato a come la separazione possa cambiare in concreto le loro vite appena riunite, la signora risponde che in Italia le istituzioni ti aiutano e che con il suo stipendio di ottocento Euro e possibile farcela, magari anche da sola. Appariva evidente come da una parte mancasse totalmente la percezione dei dati di realta. Con l'aggravante che in questo specifico caso la separazione avrebbe avuto non solo dei costi "fisiologici", ma anche una pesantissima conseguenza negativa: il permesso di soggiorno della moglie si sarebbe dovuto trasformare in permesso per lavoro subordinato, con il risultato che la signora avrebbe dovuto trovare un lavoro in regola e remunerato adeguatamente, oltre ad una abitazione con determinati requisiti e con un contratto di affitto registrato. Pena l'espulsione dal suolo patrio, con una bambina undicenne che avrebbe seguito la madre ed un padre che sarebbe ritornato nella sua frustrazione. Durante il percorso mediativo e' stato quindi necessario non solo che i protagonisti acquisissero consapevolezza di quali fossero le conseguenze economiche della separazione e sostanzialmente potessero capire se era alla loro portata in concreto, ma anche di come il piano economico fosse condizionato da una serie di incognite determinate da alcuni parametri di legge, oltre alla certezza dell'espulsione in caso di mancata conversione del permesso di soggiorno. I coniugi peruviani continuano il loro percorso mediativo. La presa di coscienza dei dati di realta' ha stemperato l'iniziale conflittualita'. Probabilmente non si separeranno, per ragioni profonde o anche per il motivo strettamente economico. Non e' necessario stabilirlo con certezza. Il ruolo della mediazione e' un altro, ovvero quello di creare uno spazio di confronto tra due protagonisti, autonomi e responsabili gestori delle proprie esistenze.
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